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Recensione libro: Elena Ferrante – L’amica Geniale – tetralogia completa

Tetralogia composta da: L’amica Geniale, 2011; Storia del nuovo cognome, 2012; Storia di chi fugge e di chi resta, 2013; Storia della bambina perduta, 2014.

Letto nell’edizione: Edizioni E/O

Voto (alla tetralogia nel suo complesso): 5/5

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Nessuno ci capiva. Solo noi due ci capivamo. L’essenziale era saper giocare e io e lei, soltanto io e lei, sapevamo farlo.

 

 

Elena Ferrante è lo pseudonimo utilizzato dall’autore anonimo di numerosi romanzi. Tra questi, L’amica Geniale ha riscosso particolare successo. Ci sono alcuni elementi specifici che hanno reso questo romanzo un’opera unica nel suo genere, grazie alla capacità di creare un particolare senso di vicinanza al lettore. La storia viene innanzitutto raccontata dall’interno: il Narratore è infatti Elena, protagonista del romanzo insieme a Lila, sua grande amica d’infanzia. La narrazione assume quindi nella sua interezza i toni di una lunga, lenta confessione, nel quale il pubblico viene gradualmente e inevitabilmente coinvolto. La trama racconta la storia di due ragazze, Lenù e Lila, dall’infanzia alla vecchiaia, coprendo un arco temporale di quasi 60 anni.

Le due protagoniste del romanzo sono Elena Greco e Raffaella Cerullo. Coerentemente con l’estremo realismo che caratterizza l’intero romanzo, il rapporto tra le due, seppur molto forte, non viene descritto con toni idilliaci, anzi: tra le due ragazze si instaura presto un rapporto di furiosa competizione e stima reciproca. Le due ragazze scoprono quasi subito che stare vicine le stimola a livello intellettuale ed emotivo. Sono capaci quindi di creare, stando insieme, una sorta di bolla: un piccolo ambiente in cui dimenticare la violenza del rione e rifugiarsi parlando di libri, ragionando sulla vita, e litigando, anche. È evidente fin da subito il continuo specchiarsi dell’una nell’altra che rende i due personaggi consapevolmente complementari. Loro stesse credono di dover vivere la vita completandosi a vicenda, e affidano l’una all’altra il compito di arrivare dove loro stesse non potranno mai. Pur conoscendosi molto bene, nel corso della tetralogia le due donne riusciranno in parte a capirsi profondamente e in parte a non comprendersi mai davvero. In particolare, Lila risulta particolarmente difficile da decifrare a causa del suo carattere complesso. L’unica interpretazione fornita al lettore riguardo ai suoi comportamenti è quella data da Elena, che si limita ad avanzare delle ipotesi (a volte, anche più di una) senza però fornirci mai una risposta reale. Per questo motivo Lila rimane avvolta da una sorta di mistero per tutto il corso dei quattro romanzi: è emblematica, in questo senso, la sua scomparsa, posta all’inizio della tetralogia (è la prima pagina, quindi no spoiler!).

Lila è, a mio parere, un personaggio meraviglioso: è imperfetta, sfuggente, cattiva, imprevedibile, ma anche altruista, generosa, capace di provare forti emozioni e di amare veramente. E’ sicuramente definita, determinata, a differenza di Elena, che risulta sbiadita e sempre poco convinta delle proprie azioni. Elena infatti modella continuamente la sua vita su quella dell’amica, credendo di potersi curare dalla propria eterna confusione tramite la vicinanza alla profonda determinazione di Lila. Più volte, nel romanzo, vengono descritte le profonde e violente emozioni di Lila, schiacciata a volte dalla propria immensa sensibilità, costretta ad una vita che è di gran lunga inferiore a quella che le sue capacità le consentirebbero di raggiungere. Lila cerca in tutti i modi di migliorarsi continuamente, di costruire il meglio che può lottando contro la realtà del rione, ma allo stesso tempo adattandosi ad essa, rassegnandosi. Elena invece vive la propria vita come un flusso, non lotta per costruire qualcosa ma semplicemente accetta ciò che le viene offerto dagli eventi, senza mai troppo esporsi. La vita di Elena riesce infatti a prendere una direzione diversa e a portarla lontano dal rione, verso una condizione sociale migliore; ma nessuno degli eventi che l’hanno portata a questo risultato è stato deciso da lei. La scuola, l’università, la pubblicazione dei suoi libri: tutto viene mediato da personaggi esterni che si adoperano per lei. Solo verso la fine dell’opera, una volta raggiunta l’età adulta, Elena acquisterà più carattere. La storia acquista quindi anche tratti del romanzo di formazione: le protagoniste crescono, maturano e si sviluppano. Il rione rimane però sullo sfondo, eternamente presente, e funge talvolta da nido, talvolta da prigione.

Tutti gli altri personaggi seguono lo stesso schema: sono imperfetti, profondamente umani, ma soprattutto, in continua evoluzione. Molti dei caratteri descritti sono insopportabili al lettore, odiosi. Nessuno dei personaggi nel romanzo rimane lo stesso dall’inizio alla fine, ma essi subiscono continue trasformazioni con il passare degli anni e il mutare delle situazioni. Gli stessi eventi, nel romanzo, costituiscono una continua mutazione dell’ambiente e dei personaggi che lo abitano, un cambiamento che avviene senza sosta dalla prima all’ultima pagina del romanzo. Con una vena di realismo a tratti spiazzanti, la Ferrante non fornisce mai al lettore punti fermi ma si limita a dipingere una realtà eternamente mutevole.

Lo stile dell’opera è molto particolare, una sorta di stream of consciousness che ci porta nei meandri più profondi della mente e delle emozioni della protagonista, una persona molto riflessiva che tende a raccontare ampiamente la propria interiorità. La storia raccontata è molto disturbante, e sembra essere costruita appositamente per far accadere sempre l’opposto di quello che il lettore, istintivamente, vorrebbe. Proprio perchè realistica, proprio perchè profondamente umana, la storia raccontata risulta a tratti insopportabilmente fastidiosa, smuove qualcosa dentro, è anticonvenzionale: niente funziona come dovrebbe, i protagonisti si accaniscono su scelte sbagliate e agiscono per istinto, commettono continuamente errori e si feriscono in continuazione. Questa situazione non viene mai smorzata nella tetralogia creando un’atmosfera di totale disincanto. I rapporti tra le persone risultano complicati e contraddittori. Temi come la maternità, il matrimonio, l’amore, vengono presentati spesso nella loro negatività e nella loro complessità.

Napoli e il rione costituiscono un importante background nel romanzo. Il rione viene presentato nella propria travolgente violenza, ma la sua presentazione subisce svariate evoluzioni che dipendono in modo diretto dal modo in cui Elena lo osserva. La descrizione della miseria del rione nel dopoguerra viene descritta con toni che ricordano molto la crudezza delle descrizioni dell’Ortese, (in particolare nel racconto: un paio d’occhiali). Durante l’infanzia delle due protagoniste il rione viene visto come l’unico luogo possibile al mondo, l’unica realtà conosciuta, Elena e Lila tendono ad estraniarsi per sfuggire alla confusa violenza che percepiscono intorno a loro senza però riuscire a metterla a fuoco veramente, a causa della loro ingenuità da bambine. Fin da piccole entrambe percepiscono la necessità di fuggire, di allontanarsi e salvarsi. Elena in particolare riuscirà in questo intento (anche questo viene subito presentato nel romanzo quindi no spoiler): il graduale abbandono del dialetto che lascia spazio all’uso dell’italiano standard è simbolo emblematico di questa trasformazione. Emblematicamente, con l’avanzare della sua crescita Elena verrà sempre meno compresa dagli altri personaggi, rimasti fermi all’uso del dialetto.

Anche l’ambientazione, come i personaggi e come l’intreccio stesso del romanzo, subisce una continua trasformazione e una continua crescita.  Dalla povertà del dopo guerra, il rione approda al boom-economico e successivamente alla mutazione sociale derivata dai primi anni duemila con il fenomeno dell’immigrazione. Gli ambienti, le case, i negozi: tutto cambia in continuazione. A questa continua mutazione si affianca una costante riflessione sui temi politici che però viene espressa tramite la confessata inesperienza di Elena, che tende quindi a semplificare gli argomenti rendendoli comprensibili da qualsiasi lettore, anche il meno informato. Moltissimi temi sociali trovano il proprio posto in questo romanzo: la contrapposizione tra nord e sud, con velate critiche sociali, gli avvenimenti politici, lo scontro tra diverse ideologie, la violenza, ecc. Il romanzo non è solo quindi l’espressione di una storia privata, ma anche la presentazione di una personale analisi di dinamiche politiche e sociali. Viene particolarmente criticato ed analizzato anche il rapporto tra uomo e donna, in particolare, viene interpretato il ruolo della donna attraverso il cambio generazionale e la sua lenta emancipazione nella storia.

Un elemento forse non scontato ma molto forte in questo romanzo è la quasi totale mancanza di amore. L’emozione più forte creata dall’opera intera, nella sua completezza, è invece un forte senso di malinconia, di inesorabilità della vita. L’autore infatti non evoca mai le emozioni in modo classico, ma sempre anti convenzionalmente, provocando, dando fastidio. Anche quando sembrano aver raggiunto qualche importante traguardo, i personaggi sembrano inevitabilmente destinati all’infelicità.

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